Attori o dipendenti? Chi mettere davanti alla camera.
Quando conviene usare attori professionisti e quando le persone dell'azienda nello spot pubblicitario: credibilità, costi, liberatorie, rischi e come far rendere al meglio chi non è attore.

La risposta in breve
Per raccontare com'è la tua azienda (persone, mestiere, servizio) le persone vere sono quasi sempre più credibili. Gli attori servono quando lo spot racconta una scena di finzione, quando serve una battuta precisa o quando nessuno in azienda se la sente. Spesso la soluzione migliore è mescolare.
È una delle prime scelte da fare quando si scrive uno spot, e cambia budget, tono e risultato. Spesso si decide d'istinto: «mettiamo i nostri, costa meno» oppure «prendiamo un attore, sembra più professionale». Entrambe le scelte possono essere giuste o sbagliate, a seconda di cosa deve raccontare lo spot.
Non c'è una risposta valida per tutti, ma ci sono criteri chiari per decidere.
La domanda da cui partire
Lo spot racconta una cosa vera (come lavorate, chi siete, cosa fate) o una situazione immaginata (il problema di un cliente, una scena divertente, un momento della sua vita)? Nel primo caso, le persone vere sono la scelta naturale. Nel secondo, quasi sempre servono attori.
Quando scegliere le persone dell'azienda
- Quando il messaggio è «chi siamo»: il mestiere, la cura, il servizio. Un vero tecnico che fa il suo lavoro non ha bisogno di recitare, e i suoi gesti hanno una sicurezza che nessun attore può imitare in un giorno.
- Quando il titolare è il volto dell'attività: ristoranti, studi professionali, artigiani, negozi. Le persone vogliono conoscere chi c'è dietro.
- Per la ricerca di personale: i candidati vogliono vedere i futuri colleghi, non attori. Video di employer branding.
- Per le testimonianze: un cliente vero vale più di qualunque interpretazione.
Il segreto è non farli recitare: si riprendono mentre lavorano e si intervistano con domande aperte. Come lo facciamo.
Quando servono gli attori
- Scene di finzione: una situazione del cliente (il problema, poi la soluzione) va recitata da chi sa farlo.
- Battute precise: uno spot ironico o con dialoghi richiede tempi comici e dizione.
- Il «cliente tipo»: quando vuoi mostrare il tuo cliente ideale e non puoi usarne uno vero.
- Emozioni forti: commozione, sorpresa, tensione costruite su un copione.
- Voce fuori campo: uno speaker professionista per la versione TV o per le lingue straniere.
Il mix che funziona
Molti spot efficaci per le PMI mescolano: un attore interpreta il cliente con un problema, le persone vere dell'azienda lo risolvono facendo il loro lavoro. La finzione crea la storia, la realtà la rende credibile. Lo spettatore capisce la situazione grazie all'attore, e si fida grazie alle persone vere.
I rischi di ciascuna scelta
Con i dipendenti
- l'imbarazzo: chi non è abituato può irrigidirsi, e si vede;
- il tempo: servono più ripetizioni, e quelle persone non stanno lavorando;
- i cambiamenti: se una persona lascia l'azienda, lo spot potrebbe dover essere modificato;
- le dinamiche interne: chi viene scelto e chi no può creare malumori, meglio spiegare i criteri.
Con gli attori
- la credibilità: se l'attore interpreta un vostro dipendente, chi vi conosce se ne accorge;
- i costi e i diritti: cachet, casting, diritti d'uso dell'immagine legati a canali, durata e territorio;
- il tono: un'interpretazione troppo «pubblicitaria» rischia di sembrare finta.
Costi e aspetti pratici
- Attori: si aggiungono cachet, casting e diritti d'uso dell'immagine, che dipendono da durata, canali e territorio dello spot. Conviene definirli per iscritto prima del set.
- Dipendenti: nessun cachet, ma servono una liberatoria e tempo sul set. Se una persona lascia l'azienda, è bene aver chiarito prima per quanto si può usare il video.
- Comparse: per sale, uffici, eventi. Spesso amici, clienti abituali o familiari, sempre con liberatoria.
Come far rendere chi non è attore
- Spiegare la scena, non dare battute da imparare a memoria.
- Girare più volte: le prime riprese servono a sciogliersi, quelle successive sono spesso le migliori.
- Dare un'azione concreta: le mani occupate tolgono imbarazzo.
- Troupe piccola e clima tranquillo, senza colleghi a guardare.
- Nessuna pressione: chi non se la sente non va forzato.
E il titolare?
Il titolare è un caso a parte. Può essere la scelta migliore, perché è il volto dell'azienda e conosce ogni dettaglio, ma solo se è a suo agio e se lo spot parla davvero di lui o della sua attività. Un titolare che legge un copione davanti alla camera fa l'effetto contrario. Un titolare che racconta con le sue parole perché fa quello che fa, invece, può essere irresistibile.
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