Video aziendali

Come si fa un video aziendale che non sembri uguale a tutti gli altri.

Drone sul capannone, sorrisi in ufficio, musica epica: perché tanti video aziendali si somigliano e come costruirne uno che racconta davvero la tua azienda, passo per passo.

Sacha Del Sole · regista, Toro Seduto Production
· 5 min di lettura

Illustrazione: una fila di edifici grigi tutti uguali e uno solo illuminato

La risposta in breve

Un video aziendale smette di sembrare uguale agli altri quando parte da una storia invece che da un elenco. Scegli una persona, un problema risolto o un modo di lavorare che solo voi avete, e costruisci il video intorno. Il resto (drone, reparti, logo) diventa contorno. Prima di tutto, però, decidi chi deve guardarlo e cosa deve pensare alla fine.

Prova a guardare cinque video aziendali del tuo settore, uno dopo l'altro. Molto probabilmente vedrai le stesse scene: un volo di drone sopra il capannone, qualcuno che sorride davanti a un computer, una stretta di mano, mani che lavorano su un pezzo, il logo finale. Tutto su una musica «ispirazionale». Se togli il logo, sono intercambiabili.

Non è colpa di chi li ha girati. Il problema nasce prima del set, da una domanda sbagliata: «cosa facciamo vedere?». Da quella domanda nasce un elenco: la sede, i reparti, i macchinari, il magazzino. E un elenco, per quanto girato bene, resta un elenco. La domanda giusta è un'altra.

Parti da chi guarda, non da cosa mostri

Prima di pensare alle riprese, rispondi a tre domande, per iscritto:

  1. Chi deve guardarlo? Un buyer straniero che non vi conosce, un giovane ingegnere che sta cercando lavoro, un ristoratore che deve scegliere un fornitore. Sono persone diverse, con domande diverse e pochissimo tempo.
  2. Cosa deve pensare alla fine? Una frase sola. «Di loro mi posso fidare.» «Lì si lavora bene.» «Questi sono diversi.» Se le frasi sono tre, i video sono tre.
  3. Cosa deve fare dopo? Chiamarti, candidarsi, venire allo stand, chiedere un campione. Un video senza un passo successivo è un bel momento che finisce lì.

Queste tre risposte decidono tutto il resto: la durata, il tono, chi parla, cosa si vede e cosa si lascia fuori. Sembra un esercizio banale, ma è la parte che quasi tutti saltano.

Trova la storia che avete solo voi

Ogni azienda ha almeno una storia che nessun concorrente può copiare. A volte è evidente, più spesso è così normale per chi ci lavora che nessuno la considera una storia. Il tipo di cose che cerchiamo:

  • un oggetto che è lì dall'inizio: la prima macchina, il primo banco, la prima insegna;
  • una competenza che si vede nei gesti, come chi riconosce un difetto dal suono o dal tatto;
  • un problema risolto per un cliente, raccontato da chi c'era;
  • un modo di lavorare che sembra ovvio a voi ma non lo è per nessun altro;
  • una scelta controcorrente: restare in un paese piccolo, produrre ancora in casa, formare i giovani invece di cercarli già pronti.

Per trovarla serve tempo: una chiacchierata con il titolare, un giro in azienda senza fretta, qualche domanda alle persone che lavorano lì da più tempo. È il lavoro che facciamo prima di scrivere qualunque cosa. Qui spieghiamo come far parlare le persone davanti alla camera.

Una storia non è un film lungo

Raccontare una storia non significa fare un video di dieci minuti. In novanta secondi si può costruire una situazione, una tensione e una risposta. Per esempio: una domanda di un cliente difficile, il reparto che si mette al lavoro, il pezzo che parte. Il pubblico capisce chi siete senza che nessuno lo dica.

La struttura più semplice che funziona quasi sempre:

  1. un'apertura che incuriosisce: un dettaglio, un suono, una frase detta da qualcuno;
  2. il contesto: chi siete e cosa fate, in poche immagini;
  3. il cuore: la storia, il modo di lavorare, la prova concreta;
  4. la chiusura: una frase che resta e cosa fare adesso.

Dai spazio alle persone vere

Gli spettatori riconoscono subito la recitazione. Un dipendente che legge un copione sembra in ostaggio; lo stesso dipendente che risponde a una domanda sul suo lavoro diventa credibile, anche se si interrompe o sbaglia una parola. Per questo non scriviamo battute: prepariamo le domande, ascoltiamo e montiamo le risposte migliori.

Qualche accorgimento pratico:

  • meglio intervistare le persone nel loro posto di lavoro che in una sala riunioni;
  • meglio poche persone raccontate bene che tante con una frase ciascuna;
  • meglio parlare di episodi concreti che di valori astratti;
  • chi non se la sente non va forzato: si può raccontare anche solo con le immagini.

Usa il linguaggio del cinema

La differenza tra un video «fatto» e uno che si ricorda sta in dettagli che lo spettatore non nota consapevolmente, ma sente:

  • la luce: in un capannone la luce dall'alto appiattisce tutto; due luci messe bene danno profondità e calore anche a una macchina utensile;
  • l'audio: un'intervista con il microfono vicino alla bocca fa sembrare tutto più vero; un audio preso dalla camera fa sembrare tutto amatoriale;
  • il ritmo: alternare dettagli e panoramiche, silenzi e musica, momenti veloci e pause;
  • il suono del lavoro: una fresa, una saldatura, il servizio in sala. Spesso vale più della musica;
  • il punto di vista: una camera che si muove con le persone, invece di guardarle da lontano, porta lo spettatore dentro.

Cosa lasciare fuori

Tagliare è difficile, soprattutto quando ogni reparto vorrebbe essere nel video. Ma ogni scena in più toglie forza alle altre. Alcune cose che quasi sempre si possono togliere:

  • l'elenco completo dei prodotti o dei servizi (va sul sito);
  • i numeri che cambiano ogni anno;
  • le scene «di rito» che non dicono niente di vostro, come la stretta di mano o il sorriso al computer;
  • il logo all'inizio: meglio un'immagine forte, il logo alla fine.

Pensa a dove verrà guardato

Lo stesso video sul sito, su LinkedIn, in fiera o in una presentazione commerciale viene guardato in modi diversi. Sul telefono senza audio, su un ledwall in un padiglione rumoroso, su un grande schermo in una sala riunioni. Conviene saperlo prima, così si gira pensando anche alle versioni: un formato verticale, una versione con sottotitoli, un loop senza audio. Ne parliamo in quanto deve durare un video aziendale.

Gli errori da evitare

Ne abbiamo fatto una lista completa in errori che rendono un video aziendale inutile. I più comuni: video troppo lunghi, troppe informazioni, nessuna storia, nessun invito finale all'azione, persone costrette a recitare.

Come lavoriamo noi

Ogni progetto parte da una call sugli obiettivi: chi deve guardare, cosa deve pensare, dove userai il video. Poi scriviamo l'idea in una pagina: la storia, chi parla, dove giriamo. Solo quando ti convince facciamo il planning della giornata e andiamo sul set. Dal girato nascono il film principale e le versioni per ogni canale. Scopri il servizio video aziendali.

FAQ

Domande frequenti.

Serve per forza un copione?

Serve una struttura: chi parla, di cosa, in che ordine. Le parole però sono migliori se spontanee. Scriviamo le domande, non le risposte.

Quanto deve essere lungo?

Dipende da dove lo userai. Per il sito di solito basta poco più di un minuto, per i social meno, per presentazioni e investitori qualcosa in più. Ne parliamo nella guida sulla durata dei video aziendali.

Il drone è indispensabile?

No. È utile quando lo spazio racconta qualcosa: uno stabilimento grande, un cantiere, il territorio. Altrimenti è meglio investire in luce e interviste.

Possiamo girare tutto in un giorno?

Spesso sì, con un buon planning. Prepariamo uno schema orario reparto per reparto per non fermare il lavoro.

E se in azienda nessuno vuole andare in video?

Si può raccontare con le immagini, i gesti, il suono del lavoro e una voce fuori campo. Spesso però, dopo aver visto come lavoriamo, qualcuno si convince.

Come facciamo a trovare la nostra storia?

Di solito emerge in una chiacchierata con il titolare e un giro in azienda. Facciamo domande che a voi sembrano banali: le risposte più interessanti nascono lì.

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